Per affrontare correttamente il problema del risk management, che riguarda tutte le aziende, e comunque è un requisito obbligatorio delle norme ISO a partire dall’edizione 2015, l’azienda deve dotarsi di conoscenze e competenze multidisciplinari.
Il management deve modificare completamente la propria prospettiva di visione del futuro : i piani pluriennali ed i budget devono essere rappresentanti da variabili aleatorie, cioè insieme di scenari ciascuno dei quali si caratterizza per determinati risultati e probabilità.
Abbiamo già parlato in precedenza di rischio da intendersi come variabile aleatoria. In matematica, e in particolare nella teoria della probabilità, una variabile casuale (detta anche variabile aleatoria o variabilestocastica) è una variabile che può assumere valori diversi in dipendenza da qualche fenomeno aleatorio. Ad esempio, il risultato del lancio di un dado bilanciato a sei facce può essere matematicamente modellato come una variabile casuale che può assumere uno dei sei possibili valori e ogni valore ha probabilità di presentarsi.
Il termine aleatorio deriva dal latino alea (gioco di dadi[ricorda il famoso alea iacta est) ed esprime il concetto di rischio calcolato, non casuale.
La denominazione alternativa stocastico è stata introdotta da Bruno De Finetti e il termine casuale deriva dal latino casualis.
Variabili aleatorie e risk management
Come abbiamo già detto nell’introduzione di questo capitolo dedicato al Risk Management, una variabile aleatoria aziendale è definita come l’insieme dei possibili effetti economici di un evento rischioso e delle corrispondenti probabilità di manifestazione.
Una qualsiasi grandezza aziendale (es: il fatturato del prossimo esercizio) è una variabile aleatoria aziendale, in quanto dovrebbe essere rappresentata come un duplice insieme di numeri costituiti da livelli possibili di fatturato e di probabilità rispettive di raggiungere quei livelli.
Una variabile aleatoria è quindi costituita da n coppie di elementi e a ciascuna coppia corrisponde uno scenario possibile a cui sono assegnati 2 numeri, uno rappresentativo delle probabilità di realizzazione dello scenario e uno del valore assunto dalla variabile in quello scenario.
Le variabili aleatorie non sono quindi numeri bensì insiemi di numeri.
Facciamo un esempio di variabile aleatoria e di calcolo di possibili scenari molto semplice, applicato ad un caso aziendale.
Consideriamo l’utile del prossimo esercizio di una generica impresa X, esso è chiaramente una variabile aleatoria in quanto può assumere diversi valori possibili.
Indicheremo di seguito questa variabile come Ux ed ipotizziamo per semplicità 3 scenari possibili (buono, normale e cattivo).
Si è stimato (vedremo poi cos’è il risk estimation) che:
- lo scenario buono ha il 25% di probabilità di realizzarsi, per un utile pari a 150 milioni di €
- Lo scenario normale ha il 50% di probabilità di realizzarsi, per un utile pari a 100 milioni €
- Lo scenario cattivo ha il 25% di probabilità di realizzarsi, per un utile pari a 50 milioni di €
Potremmo rappresentare questa variabile aleatoria Ua come tabella o come grafico per leggerla meglio.
La rappresentazione tabellare può essere resa più compatta
da questa notazione:
Ua= (50, 100, 150; 25%, 50%, 25%)
Definiamo ora meglio cos’è il valore atteso, di cui abbiamo già fatto cenno nei paragrafi precedenti.
Il valore atteso
In teoria della probabilità il valore atteso (chiamato anche media, speranza o speranza matematica) di una variabile casuale , è un numero che formalizza l’idea di valore medio di un fenomeno aleatorio.
In generale il valore atteso di una variabile casuale è dato dalla somma dei possibili valori di tale variabile, ciascuno moltiplicato per la probabilità di essere assunto (ossia di verificarsi), cioè è la media ponderata dei possibili risultati.
Ad esempio nel celebre gioco testa o croce, se scegliamo “testa” e ipotizziamo un valore di 100 per la vittoria (testa) e di zero per la sconfitta (croce), il valore atteso del gioco è 50, ovvero la media delle vincite e perdite pesata in base alle probabilità (50% per entrambi i casi): 100 X 0,5 + 0 X 0,5 = 50 , cioè il valore di “testa” per la sua probabilità e il valore di “croce” per la sua probabilità.
Le caratteristiche di una variabile aleatoria aziendale sono percepibili solo quando questa è «semplice», ovvero quando vi è un numero limitato di scenari.
Nelle situazioni reali il confronto tra i rischi di due o più variabili aleatorie viene effettuato calcolando opportuni indicatori sintetici.
Nel risk management le tre principali classi di indicatori delle variabili aleatorie sono:
- Indicatori di posizione
- Indicatori di rischio o di dispersione
- Indicatori di simmetria
Il Principale Indicatore di Posizione è proprio il VALORE ATTESO e per questo si indica con “E” (Expetation).
Nell’ambito dei sistemi di gestione aziendali non vi è quindi più nessuna scusa: l’analisi delle minacce e delle opportunità nel risk management va gestita rispetto agli obiettivi e all’atteggiamento dell’azienda verso il rischio e valutando differenti possibili scenari, non soffermandosi allo scenario singolo, che spesso si incorre nell’errore di far coincidere con lo scenario-obiettivo dell’imprenditore.
Risk Management: gestione del rischio e dell’incertezza in azienda
- Il rischio attiene all’aleatorietà intrinseca degli eventi
- L’incertezza riguarda la mancanza di conoscenza
Es: il risultato del lancio di un dado è di per sé un evento rischioso, mentre il risultato di un dado già lanciato per una persona che si trova in un’altra stanza rappresenta un’incertezza
Le informazioni a disposizione possono modificare la percezione del valore atteso e del rischio dei fenomeni indagati . In questa ottica l’acquisizione di informazioni (corrette) rappresenta l’unica modalità di gestione dell’incertezza ed è da tenere in considerazione nel risk management.
Si intuisce quindi l’importanza dei sistemi di gestione e dell’informatica in azienda al fine di contenere l’incertezza e basare le proprie strategie sull’analisi dei rischi.
Risk Management: rischi interni ed esterni, rischi sistematici e rischi diversificabili
Diamo ancora qualche definizione per comprendere l’analisi dei rischi:
- RISCHI ESTERNI:
Sono quelli che si originano da eventi rischiosi esterni all’azienda, anche se, ovviamente, impattano sui suoi valori economici e patrimoniali
Es: gli effetti dei cicli economici, la normativa applicabile, gli eventi naturali, le modificazioni tecnologiche, etc.
Gli eventi rischiosi esterni non possono essere modificati dal management aziendale. Pur non potendo il management prevedere un terremoto o contenere l’indice dei tassi di interessi attuale ciò non significa che non può gestire (magari attenuare) gli effetti economici di tali eventi rischiosi sull’impresa.
RISCHI INTERNI
Sono quelli che hanno origine da eventi rischiosi interni all’azienda e sono connessi al corretto funzionamento del sistema informativo aziendale, al grado di efficienza produttiva, alla sicurezza dei lavoratori, etc.
Questa tipologia di rischi è direttamente influenzabile dalle decisioni del management , ma si noti anche che i rischi interni possono essere a loro volta determinati o variati da rischi esterni.
RISCHI SISTEMATICI
Sono quelli che hanno origine da fonti di rischio sistematico.
Sono sicuramente i rischi connessi alle variabili macroeconomiche (tassi di interesse, andamento del PIL, inflazione,etc.).
Spesso si sintetizzano in un unico rischio detto “di mercato” e può essere rappresentato da un unico indice (es. dall’indice azionario globale).
I rischi sistematici sono additivi, cioè si addizionano tra di loro.
RISCHI DIVERSIFICABILI
Sono quei rischi non sistematici perché possono diventare tali attraverso il processo di diversificazione.
A tal fine è necessario assumere numerose variabili aleatorie non correlate strettamente tra loro al fine di ridurre la variabilità complessiva.
Va specificato che sono diversificabili tutti quei rischi che sono stati tali almeno per un soggetto in qualche parte del mondo, in un certo momento storico.
Mediamente un soggetto dotato di raziocinio preferirà assumere rischi diversificabili rispetto a quelli sistematici.
L’assunzione di rischi antisistematici (cioè quelli che sono negativamente correlati alle variabili dell’economia e dei mercati) a parità di condizioni è preferibile rispetto ai rischi diversificabili. I rischi sistematici migliorano una situazione positiva e peggiorano una negativa mentre quelli antisistematici mitigano gli effetti sia positivi che negativi.
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