Certificazione della parità di genere: la norma ISO 30415, una opportunità da cogliere premiata anche per l’accesso ai bandi del PNRR

È noto a tutti che le aziende che hanno maggiore successo sono quelle che al loro interno riescono a creare e mantenere un modello di lavoro che punti con decisione sull’inclusività: secondo i recenti dati pubblicati dal World Economic Forum nelle imprese che sono riuscite a instaurare un clima di parità e inclusione, gli utili sono superiori alla media (tra il +25 e il +35%), vi è un più alto tasso di innovazione (+20%) e una migliore capacità di gestire i processi decisionali che si traduce in un +30% della capacità di individuare e ridurre i rischi aziendali.

Inoltre, le aziende che adottano politiche basate sui valori di pari opportunità di genere e le sanno comunicare all’esterno, ne beneficiano sicuramente anche in termini di immagine e reputazione, aumentando l’attrattività di nuovi talenti.

La norma PDR UNI 125 per la Certificazione della Parità di Genere è una delle misure che il Governo ha inserito nel PNRR – missione 5 “Inclusione e coesione”, tra le politiche per il lavoro, destinando a questa finalità 10 milioni di euro.

La prassi di riferimento UNI PdR 125:2022 definisce le linee guida per un sistema di gestione per la parità di genere che prevede la strutturazione e adozione di un insieme di indicatori prestazionali (KPI) inerenti le politiche di parità di genere nelle organizzazioni.

La prassi ha l’obiettivo di incentivare le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree che presentano maggiori criticità, come le opportunità di carriera, la parità salariale a parità di mansioni, le politiche di gestione delle differenze di genere e la tutela della maternità.

La Certificazione è applicabile a tutte le aziende di qualsiasi settore: infatti il sistema si applica a partire dalle micro-organizzazioni (fino a 10 dipendenti) – con semplificazioni per le organizzazioni appartenenti alle micro e piccole – fino alle multinazionali.

Per tutte le realtà aziendali la prassi di riferimento definisce una serie di indicatori (KPI) percorribili, pertinenti e confrontabili e in grado di guidare il cambiamento e di rappresentare il continuo miglioramento.

Per garantire una misurazione globale del livello di maturità delle singole organizzazioni, sono individuate dalla prassi sei aree di valutazione per le differenti variabili che contraddistinguono un’organizzazione inclusiva e rispettosa della parità di genere:

  • cultura e strategia
  • governance
  • processi HR
  • opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda
  • equità remunerativa per genere
  • tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

Ogni indicatore è associato a un punteggio il cui raggiungimento viene ponderato per il peso dell’area di valutazione: è previsto il raggiungimento del punteggio minimo di sintesi complessivo del 60% per determinare l’accesso alla certificazione da parte dell’organizzazione.

L’ottenimento della Certificazione infatti, oltre a rafforzare l’immagine e reputazione aziendale, consentirà alle organizzazioni di accedere a sgravi fiscali e premialità nella partecipazione a bandi italiani ed europei“per le aziende virtuose si prevede uno sconto dell’1% sui contributi fino a 50mila euro all’anno. La legge n. 162/2021 prevede a partire dal 1° gennaio 2022 la certificazione della parità di genere sul posto di lavoro per eliminare il divario di retribuzione tra uomini e donne. Secondo la Legge n. 162 le Organizzazioni con più di 50 dipendenti hanno l’obbligo di redigere un rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile in ognuna delle professioni e in relazione allo stato di assunzioni”.

Le aziende che si impegnano nel perseguimento delle finalità relative alla parità di genere ottengono dei benefici interessanti anche nel settore dei Contratti Pubblici. Ciò si traduce in un’opportunità per le imprese interessate a partecipare alle relative procedure di affidamento sia per l’ottenimento di riduzioni degli importi a garanzia sull’affidamento di forniture pubbliche, sia per i maggiori punteggi assicurati dai bandi di prossima uscita per le aziende più virtuose anche in questo ambito.

 Infatti, il possesso della “Certificazione per la Parità di Genere” consentirebbe di beneficiare, oltre che degli sgravi fiscali descritti poco sopra equivalenti all’1% del versamento dei contributi previdenziali, anche:

  1. della riduzione dell’importo della garanzia provvisoria per la partecipazione alle gare pubbliche di affidamento di servizi e forniture;
  2. di un maggior punteggio di valutazione dell’offerta sempre nell’ambito delle procedure di affidamento di servizi e forniture verso la Pubblica Amministrazione.

 
In alcuni bandi di recente pubblicazione, la ISO 30415 è stata già inserita come elemento premiante, che può fare la differenza verso un competitor che non ne è provvisto.

È una grande novità, ma parlare di “Certificazione” come la si intende generalmente (si pensi alla Certificazione a norme ISO per esempio) in effetti è un po’ improprio: la ISO 30415 è una Linea Guida, e in quanto tale, non è certificabile e accreditabile come la PDR UNI 125 ma può essere comunque verificata da un Ente terzo che potrà rilasciare come output finale per gli stakeholders una apposita dichiarazione sul grado di maturità dell’Organizzazione richiedente in merito alle tematiche D&I.

Al fine di procedere con la “Certificazione della Parità di Genere” è consigliato alle aziende interessate, vista la novità rispetto alle Certificazioni cui siamo di norma abituati (in ambito Qualità, Sicurezza e Ambiente per esempio), di valutare in via preliminare un’attività di Pre-Audit che consente di verificare gli eventuali gap organizzativi rispetto alle tematiche connesse alla Parità di Genere e quindi alla normativa PDR UNI 125 di riferimento.

Segnaliamo che la prassi PDR UNI 125 è scaricabile gratuitamente dal sito dell’Ente di Normazione Italiano UNI seguendo questo link.

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