Facilitare la formazione attraverso gli strumenti offerti dai Fondi Interprofessionali

Introduzione alla Formazione Finanziata

In questo articolo abbiamo giocato un po’ con il titolo: di norma facilitare la formazione in ambito aziendale significa principalmente escogitare metodi o utilizzare quelli già esistenti, per creare percorsi didattici fruibili in maniera ottimale dai destinatari dei corsi.

La costruzione di percorsi di formazione efficaci è importantissima e di fatto rappresenta, spesso, l’elemento che fa la differenza tra un intervento formativo riuscito e quindi assimilato e compreso dai discenti, oppure no.

Vogliamo invece qui affrontare un altro tema legato in qualche modo alla facilitazione della formazione in azienda: nel nostro caso significa evitare in parte o in toto i costi che l’erogazione di corsi comportano di norma per le aziende ed i lavoratori che ne beneficiano.

L’argomento è sicuramente sempre più interessante ed attualissimo, soprattutto perché mentre scriviamo, e ci auguriamo non per molto tempo ancora, la congiuntura economica è sfavorevole, le imprese italiane faticano davvero molto in parecchi settori a stare a galla e ancor più a crescere ed investire nella ricchezza più grande di cui dispongono: il capitale umano, cosa che, per ovvie ragioni finanziarie, non tutti possono permettersi al momento.

Diciamo anche che se vi fosse qualche azienda che può permettersi questo “lusso” sicuramente sarebbe ben felice di recuperare la spesa fatta o di non esborsare nemmeno un euro.


Cenni sulle varie possibilità di finanziamento della formazione attraverso il Fondo Sociale Europeo

Nella “società della conoscenza e dell’informazione” in cui viviamo, il mantenimento e lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze, è un fattore che si rivela pressoché indispensabile per la promozione sociale e l’accrescimento degli individui.

La UE, sin dall’ottobre 2000, ha provveduto a definire “istruzione e formazione permanente”, qualsivoglia attività di apprendimento, a carattere continuo, utile a migliorare:

-conoscenze

-qualifiche

-competenze

L’Europa dall’inizio del nuovo millennio si  è posta l’obiettivo di adattare l’istruzione e la formazione ai bisogni dei cittadini in tutte le fasi della loro vita per promuovere l’occupabilitàe l’inclusione sociale.

Al 2001 risale l’ampliamento della definizione di “lifelong learning”, intendendo con questa proposizione tutte le attività avviate in qualsiasi momento della vita, volte a migliorare la conoscenza, le capacità e la competenza in una prospettiva personale, civica sociale ed occupazionale.

Infine, nel 2002 l’istruzione e la formazione diventano i mezzi indispensabili per promuovere la coesione sociale, la cittadinanza attiva, la realizzazione personale e professionale, l’adattabilità e l’occupabilità dei cittadini europei.

Per questo motivo, uno (ma non è il solo) degli strumenti che l’Europa ha messo a disposizione degli Stati Membri è il Fondo Sociale Europeo (in breve FSE).

Sul sito www.europa.eu troviamo scritto testualmente che :” Il Fondo sociale europeo è il principale strumento utilizzato dall’Unione Europea per sostenere l’occupazione, aiutare i cittadini a trovare posti di lavoro migliori e assicurare opportunità lavorative più eque per tutti.

A questo fine, l’FSE investe nel capitale umano dell’Europa: i lavoratori, i giovani e chi è alla ricerca di un lavoro.

Grazie a una dotazione di 10 miliardi di euro l’anno, l’FSE aumenta le prospettive occupazionali di milioni di cittadini europei, prestando particolare attenzione a chi incontra maggiori difficoltà a trovare lavoro.”

L’FSE insomma rappresenta una risposta importante (anche dal punto di vista delle risorse economiche messe in campo) dell’Europa  per l’attenuazione degli effetti della crisi, in particolare l’aumento dei livelli di disoccupazione e povertà e la possibilità di realizzare, attraverso la formazione continua, una società più inclusiva.

Le strategie del FSE, sino ad ora, si sono articolate attraverso cinque priorità di intervento: Adattabilità, Occupabilità, Inclusione Sociale, Capitale Umano e Reti

In particolare l’Asse Adattabilità è diretto ad accrescere la flessibilità e la capacità dei lavoratori e delle imprese ad adeguarsi continuamente al mercato al fine di migliorare l’anticipazione e la gestione positiva dei cambiamenti economici.


In Italia tra il 2007 ed il 2013 sono arrivati dal FSE oltre 6 miliardi di Euro, circa 1 miliardo ogni anno, e ne hanno beneficiato, in varia misura oltre 1.200.000 persone.

Nel Bel Paese le azioni verso cui indirizzare le risorse sono definite a livello nazionale dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali insieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca attraverso il PON (Programma Operativo Nazionale) che viene poi declinato nelle varie realtà regionali attraverso i POR (Piano Operativo Regionale) redatto da ciascuna Regione.

A livello Regionale, oltre alle Univesità, alle Scuole Pubbliche e Private esistono un gran numero di Enti di Formazione, accreditati secondo schemi Regionali che possono erogare attività di Formazione Continua e Superiore ad un pubblico di discenti adulto, sia esso già impiegato o in attesa di occupazione.

A questi Enti di Formazione è spesso demandato l’onere di fungere da capo-fila per la presentazione di progetti formativi a livello settoriale o  territoriale coinvolgendo molte imprese e i loro lavoratori che si ritiene debbano partecipare ad un certo percorso formativo.Le aziende che partecipano a questi progetti di formazione, di fatto, delegano il capo-fila a presentare per loro conto il progetto presso la Regione in cui ha sede, aderendo ai contenuti di un determinato Bando emanato dalla Regione stessa.

Tale delega è al momento, di norma, necessaria per progetti piuttosto vasti, che coinvolgono anche altre aziende (per questo detti interaziendali o multiaziendali) e che per questo richiedono capacità tecniche per la predisposizione del progetto formativo piuttosto importanti.

Negli ultimi tempi però stiamo assistendo sempre di più ad una semplificazione che va incontro all’impresa singola, che intende cioè presentare un piano aziendale, avendo la possibilità di redigere in autonomia e con l’assistenza del personale presente nella propria Regione di appartenenza un progetto di formazione che le interessa in maniera diretta.

Probabilmente nel futuro assisteremo sempre di più alla possibilità di evitare “l’intermediazione” di altri soggetti nel progettare gli interventi formativi che la singola azienda vuole proporre a finanziamento, rendendo più semplice e alla portata di molti la procedura.


I Fondi Interprofessionali

Fondi Paritetici Interprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle Parti Sociali attraverso specifici Accordi Interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

La loro storia inizia dal lontano 1978 con l’istituzione de Fondo di rotazione per dare sistematicità agli interventi nel settore della formazione finanziati proprio dal Fondo Sociale Europeo, ma è soltanto negli anni ’90 che le principali sigle sindacali datoriali e dei lavoratori (Confindustria, CGIL, CISL e UIL) sottoscrivono un accordo insieme al Governo che darà vita alla legge 236 del 1997, che rappresenta il vero inizio della vita dei Fondi Interprofessionali, così come li conosciamo oggi.

Fondamentali sono anche la legge n° 388/00, la legge n°289/02, la legge n°2/2009, la legge n°183/2010, che generano importanti novità sulla normativa vigente dei Fondi Paritetici Interprofessionali, tra cui ricordiamo la possibilità che i piani formativi siano realizzati a livello aziendale, territoriale e settoriale e la  possibilità di piani straordinari di intervento, di particolari priorità per le classi di lavoratori svantaggiati (oltre i 45 anni di età, under 32, donne, immigrati etc.), di interventi di formazione individuale.

Attualmente esistono 22 Fondi Interprofessionali di cui 3 specifici per Dirigenti. Di seguito l’elenco dei Fondi esistenti e del logo che ciascuno ha adottato.

Quali sono le risorse che possono mettere in campo i Fondi Interprofessionali?

Fondi interprofessionali rappresentano la principale novità del sistema delle politiche per la formazione dei lavoratori e, progressivamente, sembrano siano destinati ad assorbire una quota sempre più ampia di risorse.

Queste derivano dal versamento da parte delle imprese di una parte del contributo INPS che già versano allo Stato e che corrisponde al cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria” e che ammonta allo 0,30%. Tale contribuzione non ha alcun effetto penalizzante ai fini pensionistici per i lavoratori, né rappresenta un aggravio di spesa per l’azienda, in quanto sono soldi che già vengono versati, soltanto che in questo caso si sceglie di destinarli diversamente, ovvero alla formazione dei propri lavoratori.

Tanto per la crescita delle retribuzioni unitarie che per quella dell’occupazione, il volume di risorse fornito da tale contribuzione è cresciuto dai 320 milioni di euro dall’istituzione dei Fondi ai circa 610 milioni di euro nel 2005, arrivando a oltre 800 milioni nel 2012, continuando quindi a crescere.

Fondi interprofessionali rappresentano una grandissima opportunità per la formazione, la qualificazione e la riqualificazione dei lavoratori (anche con contratti a progetto ed apprendisti se previsto dagli Avvisi), ma anche uno strumento di grande valore aggiunto per consulenti, docenti, società di formazione rispetto ai propri concorrenti, utile per incentivare lo sviluppo commerciale della propria attività, permettendo ai propri Clienti di recuperare o evitare del tutto i costi della formazione.


Adesione ad un Fondo Interprofessionale

Abbiamo detto poc’anzi che secondo quanto previsto dalla legge 388 del 2000, le imprese possono destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’INPS (il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”) ad uno dei Fondi Paritetici Interprofessionali, attraverso il flusso  UniEMens.

Il flusso UniEMens viene inviato mensilmente dal consulente del lavoro che produce le buste paga dell’azienda che intende aderire ad un Fondo Interprofessionale, oppure, se l’azienda è un po’ più strutturata dal proprio servizio di gestione del personale e delle buste paga interno.

Per aderire sarà sufficiente che chi invia il flusso UniEMens ogni mese indichi nella “DenunciaAziendale“, all’interno dell’elemento “FondoInterprof“, l’opzione “Adesione” selezionando il codice che identifica il Fondo cui si intende aderire ed inserendo il numero dei dipendenti (solo quadri, impiegati e operai) interessati all’obbligo contributivo. In questo modo, si indica la propria volontà di affidare a Fondimpresa il proprio contributo INPS dello 0,30%.
Come indicato nella circolare INPS n. 107/2009, l’effetto dell’adesione decorre dal mese di competenza della Denuncia Aziendale (ex DM10/2) nel quale è stato inserito il codice del Fondo Interprofessionale.

Mediamente i tempi di allineamento però tra INPS e Fondo Interprofessionale arrivano al mese successivo dall’invio dell’adesione.

A questo proposito può essere utile controllare mensilmente il Cassetto Previdenzialedell’azienda che ha inviato l’adesione, accedendo alla propria area riservata dal sito dell’INPS, o facendo accedere il proprio consulente del lavoro delegato e appurare che l’adesione sia avvenuta con successo.

A volte capita che l’adesione avvenga con un certo ritardo, ma mediamente se non avviene entro 60 giorni è bene informarsi presso l’INPS e NON inviare un’altra richiesta di adesione, perché questa, da un punto di vista tecnico, annulla la precedente e fa ricominciare la procedura daccapo, facendo perdere altri giorni preziosi.

Nella nostra esperienza siamo arrivati ad attendere anche 8 mesi per vedere realizzata l’adesione di una impresa nostra Cliente ad un Fondo Interprofessionale, poiché il consulente aveva erroneamente capito che era necessario inviare ogni mese tale richiesta.

Questa operazione è errata e non va eseguita per evitare ritardi nel vedere andare a buon fine la pratica di adesione ad un determinato Fondo.  Basta quindi l’invio di una sola richiesta, salvo che non si voglia cambiare fondo, in questo caso sarà necessario inserire nel prossimo flusso UniEMens il codice del nuovo Fondo scelto, revocando contestualmente il precedente, inserendo il codice REVO seguito dal nome del Fondo revocato.

Circa questa  operazione di cambio del Fondo bisogna dire che a seguito dell’entrata in vigore della Legge 2/2009, art. 19, comma 7-bis, l’INPS ha pubblicato il 1° ottobre 2009 la Circolare n. 107 in cui indica le modalità operative per il trasferimento, in caso di adesione ad un nuovo Fondo con contestuale revoca dell’adesione al Fondo scelto in precedenza, del 70 per cento del totale delle somme versate nel triennio antecedente al Fondo cui si apparteneva.

Questa opportunità non è applicata alle Microimprese e comunque per importi accantonati inferiori a 3.000 euro, pertanto in questo caso nel momento in cui si cambia il Fondo, i soldi accantonati fino ad allora su quello precedente vengono persi dall’azienda e rimangono all’interno delle casse del Fondo precedente che li immetterà nel proprio circuito e saranno utilizzati da altre imprese aderenti.


Il Fondo più grande: Fondimpresa e tutti gli strumenti con cui i Fondi erogano le risorse accumulate

Attualmente Fondimpresa gestisce circa la metà dei soldi che ogni anno finiscono nei Fondi Interprofessionali, per la precisione ad oggi il 47% del totale, mentre il restante 53% è diviso negli altri oltre 20 Fondi Interprofessionali esistenti, comportando in questo senso una frammentazione piuttosto vasta delle risorse disponibili.

Il risultato finale è che Fondimpresa riesce oggettivamente ad attivare ogni anno una serie di iniziative, che si concretizzano nella pubblicazione di Avvisi specifici, volte a mettere in campo decine di milioni di Euro per progetti interaziendali, territoriali e settoriali e progetti aziendali o persino individuali (attraverso lo strumento dei voucher formativi), fornendo contributi aggiuntivi per le imprese più piccole, che quindi versano meno ed hanno maggiore difficoltà ad accedere a risorse sufficienti per poter presentare progetti di formazione singolarmente.


Fondamentalmente gli strumenti che i Fondi mettono a disposizione delle imprese sono due:

1- Di quel 0,30% di contributi INPS versati da ogni impresa il 20% finisce in una grande cassa all’interno del Fondo Interprofessionale prescelto e in piccola parte serve a finanziare la struttura organizzativa del Fondo stesso, ma il resto viene immesso di nuovo a disposizione delle aziende con la pubblicazione di Avvisi, Inviti, Bandi (ogni Fondo li chiama in modo differente, ma sono praticamente la stessa cosa) di tipo multiaziendale, territoriale e/o settoriale e talvolta con l’obbligo di trattare nei progetti di formazione argomenti specifici.Il sistema dei progetti del tutto finanziati dagli Avvisi pubblicati dal Fondo di tipo multiaziendale, settoriale e/o territoriale di norma presentati da soggetti capo fila con una struttura di progettazione piuttosto complessa e con capacità di gestione e rendicontazione di progetti di formazione articolati e che si pongono nella veste di capo-fila del progetto mentre le aziende interessate a beneficiare della formazione si inseriscono all’interno di questo, dando delega al capo fila di eseguire tutte le attività propedeutiche all’approvazione del finanziamento dei corsi.Importante non inserirsi all’interno di più progetti formativi a valere sullo stesso Avviso presentati da soggetti capo-fila differenti, perché ci si vedrebbe esclusi da tutti. Per ogni Avviso è possibile che un’azienda si inserisca in un solo progetto presentato da un solo soggetto capo-fila.


2- Fondimpresa ed altri Fondi, come il Fondo Forte o il Fonarcom, hanno creato lo strumento del Conto Formazione Aziendale (che può chiamarsi anche diversamente in base ai Fondi che analizziamo, ad esempio Conto Individuale Aziendale, ma la sostanza è la stessa) all’interno del quale finiscono l’80% dei contributi che l’azienda versa (come abbiamo detto precedentemente lo 0,30% dei contributi INPS) e che può richiedere indietro direttamente presentando un piano di formazione aziendale o individuale (cioè un percorso formativo per un singolo dipendente).
Il Conto aziendale (non presente in tutti i Fondi) è lo strumento attraverso cui la singola impresa può presentare un progetto aziendale, con una serie di facilitazioni dal punto di vista della gestione della progettazione, del monitoraggio e della rendicontazione del percorso formativo, potendo, teoricamente fare tutto da sé (anche se di fatto l’aiuto delle società di formazione è di solito gradito dalle piccole medie imprese).Sui progetti di formazione presentati con questo secondo strumento, di norma, l’azienda dovrà anticipare la somma richiesta e pagare le varie risorse umane che hanno concorso alla realizzazione dei corsi (docenti, tutor, progettisti del corso, etc.) e quindi richiedere il rimborso al Fondo delle spese sostenute, previa approvazione del contributo da parte del Fondo, naturalmente. Si tratta di solito di cifre che non superano qualche migliaio di euro se parliamo delle grandezze in gioco (di solito dai 3000 agli 8000 euro per azienda).


Iter della predisposizione di un progetto di formazione aziendale finanziato dai Fondi Interprofessionali

Di seguito vogliamo dare solo qualche indicazione alle aziende  che desiderano accedere alle risorse dei Fondi Interprofessionali per la formazione dei propri lavoratori e alle società di consulenza e formazione che intendono cimentarsi nell’offerta di un servizio di formazione ai propri Clienti finanziato dal Conto aziendale (per i Fondi che ne contemplano l’esistenza).

Abbiamo inserito una serie di Fasi nella Flow Chart seguenti ed accanto ad alcune di loro dei documenti di riferimento e una tempistica media di realizzazione di ciascuna fase.

Andiamo ad analizzarle una ad una di seguito.


Fase 1 – Adesione al Fondo o Trasferimentoa) Verificare ed accertare che l’azienda sia già iscritta ad un Fondo Interprofessionale richiedendo al suo consulente del lavoro o al servizio interno di gestione del personale una copia del Cassetto Previdenziale scaricabile dal sito INPS. Non è raro che alcune aziende siano iscritte ad un Fondo senza nemmeno saperlo o ricordare di aver mai dato un ordine del genere al proprio consulente del lavoro.
b) Richiedere all’azienda, tramite il suo consulente del lavoro, di procedere all’adesione al Fondo scegliendo nella “DenunciaAziendale” del flusso UNIEMENS aggregato, all’interno dell’elemento “FondoInterprof“, l’opzione “Adesione” selezionando il codice del Fondo cui si intende aderire (per questo si faccia riferimento ai siti web istituzionali di ciascun Fondo) e inserendo il numero dei dipendenti (solo quadri, impiegati e operai) interessati all’obbligo contributivo. In questo modo, si indica la propria volontà di affidare al Fondo il proprio contributo INPS dello 0,30%.

Le aziende iscritte ad altro Fondo che intendono trasferire l’adesione a uno nuovo, devono invece comunicare la revoca dal precedente Fondo tramite la “DenunciaAziendale” del flusso UNIEMENS, inserendo all’interno dell’elemento “FondoInterprof“, opzione “Revoca“, il codice REVO e selezionando, contestualmente nella stessa Denuncia, il codice del nuovo Fondo per aderirvi.


Fase 2 – Apertura del Conto Formazione aziendale: che abbiamo detto può chiamarsi anche in altri modi a seconda del Fondo che si sceglie (es: Conto Individuale Aziendale o altro) e che può prevedere la compilazione di form sul sito internet istituzionale del Fondo e la necessità di avere a disposizione un kit di firma digitale per completare la registrazione e un indirizzo PEC sul quale ricevere informative e credenziali di accesso ai servizi di finanziamento della formazione offerti dal Fondo sul proprio portale web.


Fase 3 – Analisi dei Fabbisogni: Sia che della predisposizione del piano formativo si occupi l’azienda con proprie risorse interne sia che se ne occupi una società esterna di formazione è sempre bene compilare un form redatto sulla base dei dati che si vuole ottenere per comprendere quali possono essere i fabbisogni formativi dell’azienda che dovrà beneficiare della formazione e del finanziamento della stessa. A questo proposito non esiste nulla di prestabilito, ciascuno sceglierà la metodologia e le registrazioni che riterrà più opportune.
Questa fase è importante anche a capire a quanto ammonta il budget disponibile sul Conto Formazione aziendale e se esistono eventuali risorse aggiuntive reperibili su Avvisi specifici del fondo presso cui l’azienda è iscritta e fino a che punto la richiesta può essere soddisfatta e secondo quali condizioni generali. In qualche caso infatti potrebbe essere necessaria una quota di cofinanziamento aziendale perché altrimenti non possono essere conseguiti gli obiettivi del progetto, oppure questi vanno tarati di nuovo in relazione alle risorse disponibili.


 Fase 4 – Predisposizione e condivisione di un piano formativo: a) A questo punto si può iniziare a progettare un piano formativo che sia il più possibile vicino alle aspettative dell’azienda e verosimilmente approvabile sia da un punto di vista tecnico che economico. Il progetto viene sottoposto all’approvazione della direzione aziendale per poter procedere nelle fasi successive.
b) In questa fase si stabiliranno anche l’ammontare del compenso per ciascuna delle parti coinvolte per le tre macrovoci di norma previste nei progetti formativi finanziati:

-Erogazione della formazione (di norma rappresenta il 75-80% del totale a progetto)

-Presentazione e gestione del piano (di norma rappresenta il 15% del totale a progetto)

-Rendicontazione (di norma rappresenta il 5% del totale del progetto)


Fase 5 – Approvazione del piano e del finanziamento ed avvio attività: a) All’approvazione del piano da parte della commissione paritetica (ogni Fondo è partecipato da sindacati che si riuniscono periodicamente per approvare la bontà dei progetti che si intendono presentare) e del finanziamento da parte del Fondo le attività formative dovranno essere completate nelle modalità programmate inizialmente ed entro i termini previsti. Di norma non oltre i 12 mesi dall’approvazione, anche se si consiglia di terminare almeno 2-3 mesi prima per permettere di svolgere con calma le attività di rendicontazione onde evitare errori formali nelle stesse.


 Fase 6 – Rendicontazione delle attività: a) Viene prodotta in questa fase la documentazione richiesta dal Fondo per ottenere il rimborso di quanto anticipato dall’azienda e preventivamente approvato dal fondo stesso, richiedendo copia delle fatture dei vari fornitori coinvolti complete del numero di protocollo IVA/COGE assegnato dall’azienda nelle propria contabilità.
b) All’azienda spetta compilare e firmare una serie di documenti a cura del legale rappresentante e da presentare poi ad un Revisore Contabile che ne certificherà la congruità rispetto al piano iniziale e la veridicità delle spese sostenute.
c) Si richiederà a questo punto all’azienda di inviare tramite PEC la documentazione così prodotta al fine di ottenere il rimborso di quanto speso.

Naturalmente queste fasi potrebbero non corrispondere esattamente a quelle previste dai vari Fondi, ma rappresentano solo una traccia per capirne il meccanismo sequenziale di fondo.

Circa i progetti di tipo multi-aziendale, territoriale e settoriale l’iter non si discosta di molto, ma immaginate la difficoltà nel coordinare e gestire le attività dove sono coinvolte molte aziende e molti lavoratori, rispondendo a tutte le richieste dell’Avviso o del Bando che vengono moltiplicate tante volte quante sono le aziende che si inseriscono in un determinato progetto presentato da un certo capofila.

Magari coglieremo l’occasione per trattare in maniera approfondita in un altro articolo quest’altro strumento messo a disposizione dai Fondi Interprofessionali alle imprese aderenti.

Res Nova

RES NOVA S.r.l. progetta e implementa un'ampia varietà di interventi di formazione in diversi settori di attività, sviluppando un'offerta rivolta alle aziende e ai loro lavoratori. Res Nova è membro fondatore della Rete di imprese Qualità 4.0

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